
Indossare un indumento di 2 mano una volta mi avrebbe infastidito…come se un vestito potesse in qualche modo rappresentare uno spaccato della propria anima. Uno è quello che indossa. Certo, così poteva essere in seconda media quando il voler far parte di un gregge rappresentava una necessità indiscutibile. E quale chiave migliore per essere accettati dal branco, se non addobbarsi di tutto punto? All'epoca, e si parla di inizio duemila, i brand che andavano per la maggiore erano due o tre, ma i fashion designer esperti in materia dovevano certamente aver passato un erasmus di troppo insieme a qualche creatura aliena brutalmente agghindata poiché i pantaloni più IN consistevano in una tutona-prototipo NASA con tascone simili a vani portaoggetti e da i colori sparafleshanti. Gli appendini dei nostri armadi erano ricolmi di questi sacchi della spazzatura che in quanto a design mi ricordano molto [col senno di poi siamo tutti più bravi a giudicare il passato] i giubbini catarifrangenti degli addetti aeroportuali. Ma non si poteva fare altrimenti. Ricordo ancora con orrore le mie lamentele rivolte a Madre e Padre per ottenere " quella magliettina azzurra fighissima con su la bambolina col piercing sull'ombelico, dai mà dai!! ". Probabilmente ora, a distanza di 10 [dieci??? ohddio] anni, sono state declassate a strofinacci o stoffa radom da usare in casi d'emergenza: cuccia del cane, vomito gatto, orrendi lavoretti di patchwork. Tornassi indietro nel tempo probabilmente direi alla mestessa di 10 [si ho fatto i conti son passati 10 anni e la cosa mi inquieta parecchio] anni fa di svegliarsi che tanto magliette firmate o no fare parte della massa non le riuscirà mai bene. Sono in un periodo transitorio che mi porta a spesso a fare dell'aspra autocritica e si, devo ammettere che le poche volte in cui ho tentato un'approccio su larga scala sociale, ho ottenuto risultati deludenti. Un abominio. Pensare col pensiero di gruppo, riutilizzare frasi già sentite in discorsi vuoti e mediocri per apparire parte di un QUALCOSA non ha mai fatto per me. Mentre le altre avevano la CUMPA, che nella maggior parte dei casi era una scusa per pomiciare col bullo di turno dietro alle cabine telefoniche, che andavano ancora con le schede o i gettoni, io pensavo ad altro. Poi non avevo nulla da raccontare durante l'intervallo e mi sentivo vuota…vuota ma con vestiti "firmati". L'apparenza innanzitutto.
Oggi, durante un immenso giro tra le strade di Covent Garden, ho scovato un luogo di perdizione che diventerà una delle mie mete preferite in assoluto. Si tratta di un negozio vintage che vende vestiti usati. Ce ne sono molti qui a Londra ma questo è il migliore. Prezzi buoni ed entourage scenografico. Non avendo nulla in particolare da acquistare, dato che il mio conto in banca è simile ad un inutile buco nero di disperazione, ho deciso di dare semplicemente un occhiata. Risultato? Ho fatto l'affare più conveniente degli utili 10 [ribadisco il concetto] anni. Una giacca viola e nera a scacchi, che diventerà il mio feticcio. Prezzo: 5 pound. ma solo dopo averla portata a casa ed indossata ho scoperto che è pure made in italy….ditemi se non sono coincidenze queste!!

Indossarla mi fa pensare alla precedente proprietaria, cosa avrà fatto e visto indossando quella giacca? E' come se avessi un pezzo di storia recente che mi avvolge le spalle. Data la presenza di spalline imbottite presumo provenga dagli anni 80, il che non fa altro che aumentare del 1000% l'assoluta ammirazione che ho nei suoi confronti.
Dall'aspetto mi scambiereste per Lerch della famiglia Addams, ma ciò rappresenta l'ennesimo punto a suo favore.
mi chiedevo.. ma la giacca è davvero "predata" oppure volevi dire "maledetta"?
RispondiEliminasciao sciao mitica